UN MUSEO CHE CONSERVA MEMORIE

Il Museo Etnografico viene fondato nel 1976 per volere dell'allora sindaco Pietro Busi e del parroco don Angelo Longaretti.
Il Museo preserva la memoria passata del territorio rurale altobrembano e conserva gli oggetti che ne sono testimonianza. Al suo interno rivivono la quotidianità, i mestieri e le tradizioni di un tempo lontano.
Il museo si rivolge in particolare ai giovani che, percorrendo le sale espositive, hanno modo di ammirare oggetti frutto dell’ingegno e della creatività delle passate generazioni che costituiscono una vera scoperta in un mondo in cui la tecnologia è in continuo sviluppo.
Anche il pubblico meno giovane è invitato a riscoprire, percorrendo queste sale, le proprie radici, per mantenere viva la memoria di un passato che non esiste più.
Il museo fa parte del Museo diffuso "Le Terre dei Baschenis", un grande museo a cielo aperto tra le vallate alpine, nel territorio degli undici comuni di Altobrembo. È questo il senso de Le Terre dei Baschenis. All’interno di questo Museo diffuso, tre gli edifici rappresentativi che conservano e divulgano arte, storia e tradizioni: il Museo Etnografico di Valtorta, l'Antica Segheria Pianetti di Olmo al Brembo, il Museo Baschenis di Santa Brigida.

Il Museo Etnografico viene fondato nel 1976 per volere dell'allora sindaco Pietro Busi e del parroco don Angelo Longaretti.
Il Museo preserva la memoria passata del territorio rurale altobrembano e conserva gli oggetti che ne sono testimonianza. Al suo interno rivivono la quotidianità, i mestieri e le tradizioni di un tempo lontano.
Il museo si rivolge in particolare ai giovani che, percorrendo le sale espositive, hanno modo di ammirare oggetti frutto dell’ingegno e della creatività delle passate generazioni che costituiscono una vera scoperta in un mondo in cui la tecnologia è in continuo sviluppo.
Anche il pubblico meno giovane è invitato a riscoprire, percorrendo queste sale, le proprie radici, per mantenere viva la memoria di un passato che non esiste più.
Il museo fa parte del Museo diffuso "Le Terre dei Baschenis", un grande museo a cielo aperto tra le vallate alpine, nel territorio degli undici comuni di Altobrembo. È questo il senso de Le Terre dei Baschenis. All’interno di questo Museo diffuso, tre gli edifici rappresentativi che conservano e divulgano arte, storia e tradizioni: il Museo Etnografico di Valtorta, l'Antica Segheria Pianetti di Olmo al Brembo, il Museo Baschenis di Santa Brigida.

Il fabbricato che ospita il Museo è un edificio medievale che era la Casa della Pretura.
Al piano terra si trova l'androne di ingresso con alcuni ambienti laterali, su cui si sviluppano due livelli abitativi. Il grande portone al pian terreno immette in un locale di passaggio nel quale si accedeva anche con carri e cavalli. Lo si evince dalle arcate, un tempo aperte, dalla fontanella (oggi ricostruita) per abbeveramento dopo il viaggio e dalle due piccole feritoie sulla parete di fondo, utilizzate dalle guardie per controllare l'accesso.
L'organizzazione degli spazi interni è stata rivista per raccontare la vita quotidiana e gli antichi mestieri. Si può tuttavia intuire che il primo locale sulla destra al piano terra fosse una stüa, unica stanza riscaldata della tipica abitazione montana altobrembana. Provano l'utilizzo di questo spazio le pareti ancora annerite dal perenne fumo stagnante.
Prima delle scale che conducono al piano superiore, si apre un vano a volta con probabile funzione di stalla, mentre i piani superiori, cosiddetti nobili, erano adibiti ad abitazione vera e propria. In origine l'edificio era internamente affrescato con decorazioni che purtroppo sono andate perdute.
Il fabbricato che ospita il Museo è un edificio medievale che era la Casa della Pretura.
Al piano terra si trova l'androne di ingresso con alcuni ambienti laterali, su cui si sviluppano due livelli abitativi. Il grande portone al pian terreno immette in un locale di passaggio nel quale si accedeva anche con carri e cavalli. Lo si evince dalle arcate, un tempo aperte, dalla fontanella (oggi ricostruita) per abbeveramento dopo il viaggio e dalle due piccole feritoie sulla parete di fondo, utilizzate dalle guardie per controllare l'accesso.
L'organizzazione degli spazi interni è stata rivista per raccontare la vita quotidiana e gli antichi mestieri. Si può tuttavia intuire che il primo locale sulla destra al piano terra fosse una stüa, unica stanza riscaldata della tipica abitazione montana altobrembana. Provano l'utilizzo di questo spazio le pareti ancora annerite dal perenne fumo stagnante.
Prima delle scale che conducono al piano superiore, si apre un vano a volta con probabile funzione di stalla, mentre i piani superiori, cosiddetti nobili, erano adibiti ad abitazione vera e propria. In origine l'edificio era internamente affrescato con decorazioni che purtroppo sono andate perdute.


La sistemazione del materiale nelle sale del museo obbedisce al principio di fornire al visitatore l’opportunità di comprendere la funzione e l’uso dei vari oggetti e di immaginare allo stesso tempo particolari momenti della vita umana legati a tale uso. Di conseguenza vi sono meticolosamente ricostruiti vari ambienti tipici, luoghi di lavoro, di svago ed interni delle abitazioni.
L’officina del fabbro, il desco del ciabattino e del fabbricante di zoccoli, il banco del falegname, la casera con i grandi caldari e le ramine, il filatoio della lana, il telaio, il tornio per il legno, il carretto dell’arrotino, ed una miriade di altri arnesi propri di attività un tempo importanti e di cui oggi resta solo il ricordo.

La sistemazione del materiale nelle sale del museo obbedisce al principio di fornire al visitatore l’opportunità di comprendere la funzione e l’uso dei vari oggetti e di immaginare allo stesso tempo particolari momenti della vita umana legati a tale uso. Di conseguenza vi sono meticolosamente ricostruiti vari ambienti tipici, luoghi di lavoro, di svago ed interni delle abitazioni.
L’officina del fabbro, il desco del ciabattino e del fabbricante di zoccoli, il banco del falegname, la casera con i grandi caldari e le ramine, il filatoio della lana, il telaio, il tornio per il legno, il carretto dell’arrotino, ed una miriade di altri arnesi propri di attività un tempo importanti e di cui oggi resta solo il ricordo.

